Tratto dal numero di marzo 2014 di "BUONE NOTIZIE"

mensile di informazione e approfondimento sociale di VIRTUAL COOP.

 

Intervista a Patrizia Buganè presidente della

cooperativa sociale il Martin Pescatore

Ai piedi delle colline Bolognesi Calderino, frazione di Monte San Pietro, in un laboratorio, pieno di ragazzi disabili, una donna dai capelli rossi, portatrice di un fascino penetrante mi guarda con grandi occhi sognanti. Di chi ha  una missione da compiere e così le chiedo di parlarmi della sua esperienza.

Patrizia, quando e soprattutto come è nata la Cooperativa?

E nata all’ inizio degli anni 90 su richiesta del servizio di salute mentale di Casalecchio per offrire attività ai soggetti seguiti dal CSM attraverso la creazione di un centro, in cui recuperare le persone che avevano perso abilità, supportato da personale con funzioni educative, in collaborazione col personale infermieristico messo a disposizione del CSM. Tale collaborazione si è protratta fino a 5-6 anni fa. Le attività nel tempo si sono evolute e moltiplicate, andando nella direzione di attività lavorative. Attività quali: la composizione di fiori secchi o la lavorazione di cuoio, hanno lasciato spazio ad attività più produttive e vicine al mercato del lavoro.

Siete una cooperativa sia di servizio alla persona che di inserimento lavorativo?.

Come Cooperativa di tipo A (servizi alla persona), gestiamo un Centro Diurno a Casalecchio dove svolgiamo attività riabilitative legate al tempo libero con opportunità per attivare e favorire l’apprendimento di rapporti interpersonali, di aria ricreativa, espressiva, socializzante, di tipo cognitivo. Abbiamo anche un laboratorio teatrale. Altre attività sono legate al fare: lavorazione della pelle, tappezzeria. Alcuni svantaggiati inseriti nei nostri gruppi appartamento, frequentano i corsi di cucina del Centro Diurno, per acquisire attività da utilizzare nei gruppi di appartenenza, dove è previsto che i ragazzi imparino a fare la spesa e a cucinarsi da sé. La Cooperativa è indirizzata più sull’attività lavorativa, ma prevede anche l’attività ricreativa e socializzante con uscite al cinema, sul territorio, con partecipazione ai mercatini in cui si vedono i manufatti realizzati al Centro Diurno.

Qualcuno, al di fuori del nostro ambiente, potrebbe chiedersi: perché spendere soldi con attività rivolte a persone che comunque hanno una propria autonomia?

Le persone che vengono da noi sono inviate dai Centri di Salute Mentale, sono gli psichiatri che operano queste scelte. Stiamo parlando di persone che hanno bisogno di apprendere dei percorsi molte delle quali, nel tempo, sono state dimesse. La nostra missione è quella di prevenire aggravamenti e di rendere le persone libere e autonome. Alcune persone sono andate a vivere per conto loro, altre sono ritornate in famiglia, altri hanno trovato un lavoro più autonomo, altri ancora sono passati dal Centro Diurno alla nostra cooperativa per iniziare un percorso lavorativo.

Come Cooperativa di tipo B (inserimento lavorativo), svolgete attività produttive, seguite da personale normodotato ma soprattutto da pazienti psichiatrici.

Abbiamo attività di manutenzione del verde, restauro di mobili, tappezzeria, attività di schede per le analisi podostatiche, cucito, attività di assemblaggio, servizi di pulizie. Per il territorio di Calderino gestiamo la stazione ecologica e la refezione scolastica. Abbiamo assunto dodici persone svantaggiate, avviato tirocini formativi, inserito nelle nostre attività persone in borsa lavoro. Il Dipartimento di Salute Mentale ci ha pagato quaranta rette a fronte di ottanta persone svantaggiate che vengono alla Cooperativa; stiamo parlando di borse lavoro. Sono tutti part-time e coprono due fasce orarie: mattino e pomeriggio. Quando parlo di rette mi riferisco ad un contributo che percepiamo, in quanto fornitori di un supporto educativo e di attività di tipo terapeutico - riabilitativo, lavorativo e di sostegno.

E’ in atto un dibattito sull’opportunità di eliminare la differenza tra cooperative di tipo A e di tipo B . Voi che siete A + B e avete due contabilità e due iscrizioni,  avete riscontrato problemi?

No, ci siamo organizzati da un punto di vista amministrativo  e va tutto bene, anche se la materia è un po’ complessa...

Voi siete la dimostrazione di come sia importante integrare i due aspetti.

Assolutamente sì! È importantissimo avere sia una parte produttiva, sia una parte riabilitativa e con questo sistema garantiamo una gradualità di passaggio.

D’altra parte anche le persone inserite nel lavoro hanno bisogno di un supporto, per la casa e tutte le esigenze quotidiane.

Forse il DSM pensa che le persone una volta assunte, non hanno bisogno di supporto, ma non è così. Rimangono persone con fragilità a cui garantiamo una protezione. L’autonomia non è mai piena e ogni tanto bisogna gestire le crisi.

La società è per lo più ignara delle problematiche, finchè non scoppia il fattaccio e i problemi vengono a galla. Un sistema come il vostro di controllo e prevenzione, se potesse essere allargato a tutti gli svantaggiati, eviterebbe o risolverebbe tante situazioni che poi diventano incontrollabili.

Per i nostri gruppi appartamento abbiamo scelto condomini grandi, in zona centrale. I primi anni qualche problema coi condomini lo abbiamo avuto, col tempo i ragazzi sono stati accettati, ma per arrivare a tale risultato è stato necessario l’intervento degli educatori. Avevamo un appartamento che abbiamo chiuso perché i quattro disagiati che lo abitavano sono stati ricollocati. Due sono andati a vivere per conto loro in un appartamento fornito dall’ AUSL, altri due li abbiamo inseriti in un altro gruppo appartamento a regime di budget di salute. Si tratta di un alloggio in cui abbiamo una stanza con un bagno indipendente che verrà aperto al turismo. Faremo solo pernottamento. I ragazzi che vivono lì stanno facendo un corso per imparare ad accogliere i turisti. Con questo progetto ci siamo evoluti, siamo andati oltre con un’ attività che coinvolge i ragazzi e li rende più autonomi. Invece i due gruppi appartamento di Via del Lavoro contengono persone che vengono da comunità a protezione totale e hanno più difficoltà, per cui stiamo ragionando su come impostare le attività che riguardano il loro futuro.

Avete in cantiere l’ attivazione di nuove attività?

Sì, e riguardano il ri-uso, soprattutto di ingombranti, ad esempio i mobili. Un nostro educatore ha seguito un progetto europeo sulla trasformazione per il riutilizzo dei mobili. Abbiamo un laboratorio di restauro che stiamo trasformando in questo senso. Inoltre stiamo cercando nuovi spazi in cui collocare questa nuova attività. Abbiamo parlato con altre cooperative per coinvolgerle, anche per la raccolta di materiale, attivando spazi nella città. Potremmo lavorare in sinergia con altre cooperative, ognuna con un compito distinto: raccolta, trasformazione, vendita. Siamo aperti alla collaborazione anche perché non siamo tanto presenti sul territorio di Bologna città, dove forse è più facile trovare una clientela a cui vendere i prodotti che realizzeremo. I mobili che entrano nella stazione ecologica, sono considerati rifiuti e non si possono più toccare; ma alcuni cittadini ci portano cose che non utilizzano più, oppure noi andiamo a prenderle, anche a sgombrare le cantine. Da noi non abbiamo spazi per allestire una mostra degli oggetti recuperati, ma ci piacerebbe farlo, anche a Bologna.  Anche la pubblicità è importante, in tal senso stiamo aggiornando il nostro sito internet.

Maurizio Cocchi

In Redazione Ugo de Santis